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Cure odontoiatriche: una vera e propria telenovela tra la chiusura e l'ottusità della Regione e la nostra mozione
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L’Amministrazione Gnassi non ha eliminato nè ridotto la COSAP sulle edicole ignorando la mia proposta approvata dal Consiglio Comunale.
   

 20.5.2020

In occasione del provvedimento governativo che ha esentato fino al 31 Ottobre il pagamento della Cosap,  rendo noto  che l’Amministrazione Comunale Gnassi non ha ridotto il canone di occupazione del suolo pubblico per le edicole, ignorando la mozione del sottoscritto approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale il 14.3.2019 .

Nei tre mesi di chiusura forzata di quasi tutte le attività, in tempi di pandemia e di isolamento personale, tutti hanno riconosciuto l’importanza delle edicole, centro  di informazione e di socialità per i cittadini.

Ma gli Amministratori del Comune di Rimini non hanno fatto nulla di concreto per sostenerle.

Infatti, non hanno adempiuto alla richiesta principale  di dimezzamento del canone di occupazione del suolo pubblico, l’ampliamento dei servizi erogati dalle edicole, come l’informazione turistica.  

Nel Comune di Rimini, l’occupazione del suolo pubblico dalle edicole comporta un canone di 200 euro al mq., con un costo per un chiosco di 10 mq. di  2.000 euro l’anno, fino ai 6.000 euro annui per un chiosco di 30 mq., oltre l’IMU e la TARI.

Consideriamo che il reddito netto derivante dalla gestione di una edicola che impegna almeno due persone è di circa 1.000 euro mensili e con la chiusura di un’edicola viene meno il lavoro e il reddito di una famiglia, di solito impegnata in questa attività..

Non a  caso a Rimini, nell’ultimo anno, hanno cessato l’attività una quindicina di edicole storiche  ( Piazza Tre Martiri, Piazza Cavour, Ponte Dei Mille, Grattacielo, Viale Vespucci, Via Tripoli, Via della Fiera, ecc.).

In sintonia con la mia proposta, vicino a noi, i Comuni di Forli e Cesena hanno concordato con i giornalai un protocollo che prevede di esentare dal canone di occupazione suolo pubblico  le edicole che si impegnano a svolgere attività di informazione turistico, culturale e ricettivo, con la formazione personale e la consegna del materiale fornito dal Comune.    

A Rimini, basterebbe copiare, senza smanie di protagonismo, solo col desiderio di sostenere il ruolo pubblico delle edicole con l’informazione ai cittadini e ai turisti.   

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Antenna di Via Baroni: l’Amministrazione Comunale, dopo tanta superficialità, ascolti le ragioni fondate dei cittadini.
   

 13.5.2020

Ho partecipato questa mattina, come Consigliere Comunale, assieme alle centinaia di residenti, alla protesta contro l’installazione dell’antenna di telefonia mobile in via Baroni-Via Sacco Vanzetti, a Viserba.

Ricordo l’interrogazione del sottoscritto al Sindaco, nell’ultimo Consiglio Comunale del 30 Aprile scorso, appena erano partiti i lavori delle fondazioni e della base di cemento armato, su cui doveva essere installato l’antenna alta 30 metri: per conoscere la ragione dei pareri favorevoli espressi da ARPA e dal SUAP, chiedendo di valutare le osservazioni dei cittadini e sospendere l’installazione in corso.

Sono trascorsi ormai 15 giorni e non ho avuto ancora risposta dall’Amministrazione Comunale, nonostante la mia interrogazione fosse di estrema urgenza con risposta scritta entro 5 giorni, come previsto dal Regolamento del Consiglio Comunale.

Comunque, senza dubbio, la collocazione della nuova antenna doveva avvenire in una posizione lontana dalle abitazioni esistenti, come prevedono gli art. 16 (minimizzazione dell’impatto visivo) e l’art. 17 (minimizzazione dell’esposizione) del ”Regolamento Comunale per il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti di telefonia mobile e la minimizzazione dell’esposizione ai campi elettromagnetici”.

Invece, l’installazione della nuova antenna, alta 30 metri, è stata autorizzata, dall’Ufficio SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune di Rimini, su un terreno privato, ubicata:
- a circa 10 metri dalle finestre e dai balconi di una palazzina con 16 app.ti e 40 residenti;
- nel mezzo di un centro residenziale, in un raggio di 70 metri le onde elettromagneti interessano 60 palazzine e circa 300 persone;
-  in un raggio di 500 metri, sono comprese 100 palazzine e 500 residenti;
- con attorno all’antenna i parchi giochi per i bambini.

Inoltre, la nuova antenna si troverebbe a 200 metri da un asilo nido, da una scuola materna e a 100 metri da un Centro Anziani.

E’ incredibile: la cartografia presentata per il rilascio dell’autorizzazione sembra antecedente all’anno 2000, in quanto non risulta l’Asilo Nido e la Scuola per l’Infanzia costruiti nel 2009 e nemmeno la Via Ceccaroni risalente a 5-6 anni orsono.

Si suppone che l’Ufficio Tecnico del Comune di Rimini, non abbia fatto le necessarie verifiche della planimetria con l’esistente territorio abitato e urbanizzato, né sia stato compiuto un sopralluogo.  

Ancora, va considerata l’attuale esistenza di un’altra antenna per la telefonia mobile, alta 25 metri, nell’ambito di circa 200 metri, in via Pasi, le cui onde elettromagnetiche sommate a quella autorizzata in via Baroni supererebbero il limite di 6v/m in due edifici di via Beltramini.  

L’Amministrazione Comunale ha assecondato più le logiche burocratiche, che la salvaguardia della salute dei cittadini e dell’impatto ambientale.

Per ora, quest’oggi, “l’antennone” è arrivato a Viserba, ma dinnanzi alla protesta dei residenti, ha fatto marcia indietro!

Speriamo che l’Amministrazione Comunale, dopo tanta superficialità, recepisca le ragioni fondate dei cittadini.


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La maggioranza Gnassi vota contro la mia proposta di soppressione della Tassa Rifiuti per il periodo di mancato svolgimento delle attività
   
01/05/2020
 
Di fronte ad una devastante situazione economica, che non ha precedenti,  dovuta alla chiusura delle attività economiche, imposta da Decreti e Ordinanze del Presidente del Consiglio,  del Presidente della Regione e del Sindaco, ieri in Consiglio Comunale, la maggioranza Gnassi, ha votato contro la mia proposta  di soppressione straordinaria della Tassa Rifiuti (TARI).

Nonostante il grave “stato di necessità” hanno respinto l’emendamento al Regolamento Comunale della Tassa Rifiuti, proposto dal sottoscritto, con l’inserimento del nuovo Art. 19 Bis “Riduzione tariffaria per emergenza straordinaria”
 
L’articolo proponeva testualmente “la riduzione del 100% della Tariffa per il periodo di mancato svolgimento delle attività economiche ordinato dalle Autorità Istituzionali per ragioni di emergenza straordinaria sanitaria o altro.
La suddetta riduzione avviene a richiesta dell’interessato e decorre, nell’anno in corso, dalla cessazione ordinata dell’attività”.

E’ inconcepibile che le imprese debbano pagare la Tassa Rifiuti per il periodo di cessazione ordinata delle attività e della conseguente inesistente produzione del rifiuto.

Ricordo che la Tariffa viene applicata nel rispetto del principio “chi inquina paga” ed è commisurata alle quantità di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte, nonché al costo dei servizi sui rifiuti.

Sottolineo che alla chiusura temporanea delle attività economiche corrisponde la mancata produzione del rifiuto, l’interruzione del servizio di conferimento e smaltimento del rifiuto, la diminuzione dei costi di gestione.

Sulla base di queste ragioni la Tassa Rifiuti per il periodo di chiusura delle attività non può essere imposta, nel rispetto del principio di giustizia contributiva.

Ritengo improprio, che il gestore, HERA, possa richiedere il pagamento per un servizio non espletato.  

A maggior ragione anche il “colosso” che ha la gestione in “monopolio” dei rifiuti, con utili d’esercizio milionari (tra i cui soci a maggioranza pubblica c’è anche il Comune di Rimini), dovrebbe “fare i conti” con l’attuale situazione di drammatica emergenza economica e sociale.  

Ma deve essere, innanzitutto, l’Amministrazione Comunale di Rimini a fare la sua parte, non limitandosi alla proroga della Tassa Rifiuti al 31 Luglio, ma consentendo subito, alle attività forzatamente chiuse, la soppressione al 100% della Tassa Rifiuti.
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Over 65 chiusi in casa fino a Natale? Essere anziani non è una colpa.
   

23.4.2020

La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in previsione della cosiddetta “fase 2” di convivenza con il Covid 19, la settimana scorsa, ha ipotizzato “ la chiusura in casa degli anziani, per altri 9 mesi fino a Natale” , mentre tutti riprendono la vita sociale.

E’ una dichiarazione “non ponderata”, addirittura  “brutale” per l’impatto psicologico sugli anziani, già preoccupati e provati nei due mesi trascorsi di pandemia.

Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge e non si può limitare agli anziani la possibilità di muoversi che costituirebbe un abuso discriminatorio.

Due mesi di “quarantena” hanno prodotto effetti fisici e psichici su tutti, a cominciare dagli anziani.

Il problema per contrastare il “virus” non è anagrafico, ma servono strumenti per capire il livello di immunità della popolazione e cure precoci a domicilio per tutti.

Una persona anziana, più di altri, ha bisogno di uscire, di camminare, di respirare, in particolare chi soffre di diabete, ipertensione, obesità, come del resto consigliano i medici.

Le alte temperature dei prossimi mesi estivi, inoltre, non si conciliano con gli anziani “chiusi in casa”:

Per questo, ho chiesto questa mattina con una interrogazione consigliare al Sindaco di respingere pubblicamente l’ipotesi “ anziani chiusi in casa fino a Natale” avanzata dalla Presidente della Commissione EU, che a Rimini riguarderebbe 36.000 persone (over 65 ), il 24% dei residenti.

Sia ascoltato il volere degli anziani di “ non essere più reclusi” nelle case, di uscire, di camminare, di respirare, di relazioni famigliari e sociali.

Non è una colpa essere anziani !    
                               

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“Il Lungomare più incompiuto del mondo”
   

 21.4.2020

La variazione al Bilancio di Previsione per complessivi 18.320.400 euro per l’attuazione del Parco del Mare, (di cui 8.320.400 euro   dallo Stato, 8.000.000 di euro dalla Regione, 2.000.000 di euro da Mutui del Comune per il completamento del tratto 1 del Lungomare da Piazzale Fellini a Kennedy, per la realizzazione del tratto 2 da Kennedy a Tripoli, del tratto 3 da Tripoli a Pascoli), ha consentito in Commissione Consigliare di fare alcune osservazioni al progetto esecutivo.

Per consentire la vista del mare e della spiaggia, la nuova passeggiata, viene rialzata a circa 285 cm sul livello medio mare, ovvero di circa 80 cm in più rispetto all’attuale quota.

Siamo lieti di poter riscontrare che l’attuale soluzione contraddice il primo progetto del Sindaco Gnassi, che prevedeva il lungomare a quota zero, a livello della spiaggia, pubblicizzato con il rendering installato in Piazza Cavour per tutta la campagna elettorale 2016 (e oltre).

Avevo ripetutamente sostenuto, con interrogazioni, mozioni consigliari e conferenze stampa, le ragioni del rialzo del lungomare, non solo per valorizzare la vista del mare e dell’arenile, ma anche per accogliere nella zona sottostante, i servizi attualmente sulla spiaggia, per la sua riqualificazione paesaggistica e per realizzare i parcheggi necessari.

In merito al rialzo del lungomare, conta poco o niente la mitigazione del rischio idraulico, invocata dall’Amministrazione per giustificare il finanziamento del Ministero dell’Ambiente, riscontrato, che un apposito studio idraulico ha valutato il rischio mareggiate assai remoto, con tempi di ritorno maggiori di 100 anni.

Riteniamo che rialzare il livello del lungomare fosse funzionale e compatibile alla realizzazione di parcheggi interrati sottostanti, che invece sono completamente scomparsi con l’attuale progetto esecutivo, a discapito dell’offerta ricettiva e della mobilità.

Invece di realizzare servizi e parcheggi, il Comune si trova ora a sostenere i costi di migliaia di metri cubi di sabbia per rialzare la quota di lungomare!

L’Amministrazione Comunale si limita ad annunciare, per l’anno corrente, la soluzione temporanea di parcheggi a raso nella rotonda del Grand Hotel, che ritengo indubbiamente oscena per l’impatto ambientale.

Relativamente all’attuale progetto in esecuzione sono inoltre a dover rilevare che:

-Le dune di sabbia, previste a ridosso del lungomare, esporranno la passeggiata pedonale all’invasione della sabbia trasportata dal vento;

-La pavimentazione del lungomare, in doghe di legno, è a rischio di usura e di manutenzione (un intervento così importante dovrebbe pensare al futuro e prevedere l’impiego di materiali durevoli);

-Il verde del lungomare, al di là delle suggestioni dei “rendering” con gli alti pini marittimi, dovrà limitarsi agli attuali tamerici e alla vegetazione che resiste all’ambiente marino;

-Sulla riqualificazione del tratto iniziale di Lungomare da Piazzale Boscovich alla rotonda del Grand Hotel, il cuore storico della nostra marina, non c’è traccia, non c’è progetto e l’Ass. Frisoni non risponde (negli anni ’30, quando il Podestà Palloni realizzò il lungomare, l’inizio lavori fu dal porto, 90 anni dopo l’Amministrazione locale si è dimenticata del tratto iniziale!);

-Sul centrale Parco Fellini l’unico intervento si è risolto con la potatura degli alberi, sarebbe stata auspicabile la rimozione dell’area asfaltata e la riqualificazione complessiva. 

In verità, il Parco del Mare annunciato 5 anni fa, procede con forte ritardo, con stravolgimenti e ad intermittenza, come sostenevo dall’inizio era sbagliata l’impostazione progettuale di vendere ai privati i diritti di superficie del lungomare per incassare 40 milioni di euro e realizzare la parte pubblica dell’opera.

Non a caso non sono ancora note le risultanze delle negoziazioni con i soggetti privati.

Per il momento ci sono i finanziamenti pubblici di Stato, Regione, Comune, (ammontanti a circa 23 milioni di euro) per realizzare 4 tratti su 9 di quello che era annunciato essere il Lungomare più bello del Mondo e che rimarrà la più importante opera incompiuta dell’attuale Amministrazione.   
                                                                             

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Il Comune di Rimini adotti il Regolamento d’Igiene per le abitazioni di cui è mancante.
   

 28.02.2020

L’Ordinanza della Regione Emilia Romagna emessa per proteggere i cittadini dal rischio del contagio del “coronavirus, ribadisce tra le misure igieniche:  lavarsi spesso le mani, evitare il contatto ravvicinato tra le persone, coprirsi bocca e naso in caso di starnuti e colpi di tosse.

A seguito dei suddetti provvedimenti, normali ma enfatizzati, ho richiesto, ieri sera in Consiglio Comunale con una interrogazione al Sindaco, l’adozione da parte del Comune di Rimini  del Regolamento di Igiene -Edilizia, di cui è mancante,( l’ultimo risale al 1973), per la salvaguardia dei requisiti igienico-sanitari nelle abitazioni.

Lo avevo già chiesto, in occasione dell’approvazione del Rue nel 2016 e della sua “variante” adottata nell’ottobre scorso, visto che l’ultimo articolo  127, Norme integrative di carattere igienico-sanitario, rimanda ad un vigente Regolamento igienico sanitario che non c’è ancora.

Le uniche prescrizioni normative per le abitazioni sono quelle riconducibili al Decreto Ministeriale del 5.7.1975, che prevedono : l’altezza minima interna di m.2,70, la superficie abitabile per ogni abitante non inferiore a mq.14 per i primi 4 abitanti e mq.10 per ciascuno dei successivi, le stanze da letto con una superficie minima di mq.9 per una persona e di mq.14 per due persone.

Norme, che sappiamo, non rispettate e non sufficienti a contrastare il sovraffollamento delle abitazioni, a salvaguardare la salute e la sicurezza, come avviene nel Borgo Marina o in altre zone della città.

Basta chiedere agli Agenti della Polizia Municipale, ai Carabinieri, alla ASL,  in quali condizioni trovano le abitazioni ispezionate, tutto tranne che igieniche.     

Sempre per ragioni di igiene pubblica, ho chiesto che venga fatto rispettare concretamente, il divieto, previsto dal Regolamento di Polizia Urbana, art.12, di espletare i bisogni fisiologici e sputare sul suolo pubblico.

Aspettiamo che il Comune, senza aspettare decenni,  faccia la sua parte per garantire l’igiene nelle abitazioni e nella città.
         

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L’intitolazione “Piazzetta Sferisterio” non maschera uno scempio storico e urbanistico.
   

 21.2.2020

La Commissione Consigliare, mercoledi scorso, ha espresso parere favorevole all’intitolazione “Piazzetta Sferisterio”, proposta dalla Commissione Consultiva Toponomastica.

Ho proposto all’Assessore Montini di indicare nella targa le  date di costruzione dello Sferisterio (1816) e della sua demolizione (1962) e di ricordare la storia di questo antico impianto sportivo della città.

Lo Sferisterio fu realizzato nel 1816 per il gioco del pallone con il bracciale, con la spesa di 1.418 scudi, grazie principalmente alle donazioni dei  cittadini.

La sua immagine era costituita dalla “grande Mura di ribattuta laterale”, alta 14 metri per tutta la lunghezza dell’arena  di 90 metri.

Il gioco si svolgeva tra due squadre di 4 giocatori ciascuna e consisteva nel rimandare al volo o dopo il primo balzo il pallone di cuoio nel campo avversario, usando il bracciale formato da un manicotto in legno  adattato alla mano e al polso del giocatore.

Lo Sferisterio, nel dopoguerra fu utilizzato anche per gare di tamburello, feste, spettacoli, comizi.

Nel 1961, l’Amministrazione Comunale di sinistra del Sindaco Ceccaroni approvò la demolizione  dell’intera Mura dello Sferisterio, effettuata nel 1962  con la spesa di lire 2.579.252

Contestualmente, deliberò anche l’alienazione a titolo gratuito all’INAM (Istituto Nazionale Assicurazioni Malattie) della superficie di mq.2.068 per la costruzione di Poliambulatorio-Uffici e all’ONPMI (Opera Nazionale Protezione Maternità Infanzia) della superficie di mq.2.294 per un asilo,  superfici facenti parte del terreno  dello Sferisterio.

Anche la Soprintendenza ai Monumenti di Ravenna espresse parere favorevole alla demolizione della Mura  dello Sferisterio, chiedendo di recuperare le lapidi commemorative dei suoi realizzatori, da installare e all’esterno del costruendo fabbricato, cosa mai avvenuta.

Così è stata distrutta una testimonianza storica della città: l’imponente “Mura” dello Sferisterio è stata sostituita dall’invasivo edificio ex Inam ora AUSL, incompatibile con le Mura del Castello e le Mura a ridosso del Ponte di Tiberio, snaturante la stessa fisionomia e prospettiva della Circonvallazione Occidentale.

Non è un caso isolato, dalla demolizione del Kursaal nel 1948 nel cuore della Marina,  alla città storica, sotto i colpi del piccone è finita, sempre nel 1962 e per rimanere in zona, anche la ottocentesca  Villa Duprè con  il suo bel parco circostante, di fianco a Castel Sismondo, per fare posto al grande condominio addirittura sopra le mura medievali.

Oggi dello storico Sferisterio, causa la politica del “piccone” e della “cementificazione”- delle Amministrazioni Comunali,   resta solo un portale d’ingresso “murato ” e coperto di erbacce.

Una targa,  può ricordare  solo lo scempio compiuto, 60 anni fa!    

                                                      

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Teatro Galli : la Sala Prove della Musica ha criticità acustiche !
   

 18.2.2020

Questa mattina, dopo l’esposizione dell’Ass. Brasini, riguardo il riconoscimento di legittimità dei Debiti Fuori Bilancio derivanti dalla ricostruzione del Teatro Galli di  119.534 euro e di 44.6797 euro, ho sollevato il problema delle criticità acustiche della Sala Prove della Musica, segnalate dal Responsabile del Procedimento (RUP), Ing.Totti, nel Certificato di Collaudo.

Infatti, la Sala Prove della Musica “ ha tempi di riverberazione attorno ai 3,5 secondi, rilevati dalle misurazioni eseguite dall’Università di Ferrara,  quando una buona qualità acustica dovrebbe essere non superiore a 1,5-1,6 secondi, quindi con un gap prestazionale dell’ordine di 2 secondi”.

La presenza di effetti riverberanti “rendono del tutto inadatta la Sala Prove della Musica alle attività di una orchestra musicale” o di una cantante lirica.

Lo stato di fatto della Sala Prove della Musica “si configura come un grave vizio costruttivo per una esecuzione non a regola d’arte e in difformità ai dettami contrattuali”.

I fenomeni riverberanti erano stati segnalati dallo stesso R.U.P. nel Giugno 2019 ai Direttori Lavori, ai Collaudatori, al Direttore Lavori Acustica per individuare le possibili soluzioni tecniche.

Il Direttore Lavori Acustica ha risposto di “avere effettuato le misurazioni della qualità acustica Sala Prove della Musica, sviluppando un progetto acustico finalizzato al miglioramento della qualità acustica”.

Poiché non vi è stato concretamente alcun seguito, ho chiesto che l’Amministrazione Comunale solleciti il Direttore Lavori Acustica, i Consulenti, i Progettisti acustici appaltatori del Teatro, ad adottare le soluzioni per rimuovere le criticità, senza rinviare tutto al futuro o a scaricare costi e responsabilità sul Comune.

Rimini ha atteso 75 anni  e speso 31 milioni di euro per la ricostruzione del suo storico Teatro con una acustica eccellente.

Non possiamo avere in consegna il nostro ammirevole Teatro, con la Sala Prove della Musica considerata un bel sottotetto.  

E’ doverosa l’assunzione delle responsabilità con l’individuazione e l’esecuzione delle soluzioni tecniche per raggiungere le “perfomance” necessarie ad una Sala Prove della Musica adeguata allo scopo.

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Incrocio Corso Giovanni XXIII-Via Roma impraticabile e pericoloso per i disabili.
   

 14.2.2020

La “rotatoria” all’incrocio tra Corso Giovanni XXIII°-Via Dei Mille-Via Roma, realizzata nel 2014 in modo  sperimentale e temporaneo  con una spesa di 21.000 euro, in attesa dell’intervento definitivo “a conclusione della sperimentazione”,  si trova da anni in condizioni precarie e pericolose:

•    i marciapiedi in selci agli angoli con la Via Roma  di accesso all’attraversamento pedonale  essendo sconnessi, stretti, tortuosi, sono impraticabili per le “carozzelle” dei disabili, senza rispetto della normativa vigente di abbattimento delle barriere architettoniche;

•    le “catenelle” dei fittoni, all’angolo Via Roma-Corso Giovanni XXIII, sono state addirittura eliminate  per rendere possibile alle carrozzelle l’attraversamento dell’incrocio che avviene in  modo irregolare e pericoloso, senza poter usufruire del previsto passaggio pedonale;   

•    i cordoli in gomma di colore giallo delimitanti l’entrata e uscita della “rotatoria”, riducono gli spazi di manovra degli autoveicoli e soprattutto degli autobus, tant’è che vengono divelti in continuazione;

•    i pali della segnaletica verticale installati sono 22 (!), per l’attraversamento veicolare e pedonale dell’incrocio con relativo “ impatto” sulla stessa sicurezza;

•    gli autoveicoli sull’asse Via Roma-Via Dei Mille nel suddetto incrocio con Corso Giovanni XXIII transitano ad alta velocità.

Ho richiamato, ieri sera in Consiglio Comunale, l’attenzione dell’Amministrazione Comunale, dopo tre precedenti  interrogazioni consigliari del 18.2.2015- 26.10.2017- 17.1.2019, senza alcun risultato , con la richiesta :

1)    di consentire ai disabili con le carrozzelle l’attraversamento  dell’incrocio in sicurezza sul passaggio pedonale, rifacendo i marciapiedi agli angoli di Via Roma-Corso Giovanni XXIII nel rispetto della normativa di abbattimento delle barriere architettoniche;

2)    la riduzione possibile dei 22 pali della segnaletica verticale per    l’attraversamento veicolare e pedonale dell’incrocio;

3)    l’eliminazione nell’incrocio dei cordoli di gomma che hanno ristretto gli spazi di manovra degli autoveicoli in quella che non è una  “rotatoria” ma una semplice coppa rotatoria;

4)    la realizzazione dei “dossi” di rallentamento prima degli attraversamenti pedonali dell’incrocio, sulla Via Roma e Via Dei Mille, per limitare la velocità degli autoveicoli.   

E’ necessario risolvere i problemi evidenziati nel suddetto incrocio considerato che Corso Giovanni XXIII è il principale percorso pedonale centro storico-marina e viceversa e sulla Via Roma transitano 20.000 veicoli al giorno, in aumento.  
L’Ass.Sadegholvaad si è dichiarato d’accordo ed ha promesso di intervenire al più presto.    


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Giorno del Ricordo: l’Amministrazione Comunale continua ad ignorare il Giardino Vittime delle Foibe!
   

 9.2.2020

Lunedi prossimo, 10 Febbraio, si commemora il “Giorno del Ricordo in memoria delle Vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata”, nell’anniversario del vergognoso Trattato di Pace (10.2.1947) che impose all’Italia di cedere alla Yugoslavia le terre d’Istria, Fiume, e parte della Dalmazia, dalle quali “esodarono” 350.000 italiani.

Il Giorno del Ricordo è stato istituito con la Legge votata dal Parlamento il 30.3.2004 e prevede iniziative da parte delle Istituzioni e delle Scuole per fare conoscere dopo 60 anni di silenzio, di negazionismo, di giustificazionismo, questa pagina tragica della nostra storia nazionale.  

La verità nascosta, sugli eccidi di circa 20.000 persone, tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945, colpevoli solo di essere italiani.

Italiani, torturati dai partigiani comunisti del maresciallo Tito e gettati nelle Foibe, che da naturali inghiottitoi carsici si trasformarono in profonde fosse comuni.

L’Amministrazione Comunale commemora il Giorno del Ricordo alla “Biblioteca di Pietra”, sul Molo di Rimini, ma non ha mai deposto una corona d’alloro sulla targa del Giardino Vittime delle Foibe, così intitolato dal Consiglio Comunale il 25.11.2004 con l’approvazione dell’Ordine del Giorno presentato dal sottoscritto.

Chiedo,pertanto, per rispetto delle Vittime, all’Amministrazione Comunale di deporre nel Giorno del Ricordo almeno un fiore su quella targa “Giardino Vittime delle Foibe”, che non può essere considerata una semplice indicazione della toponomastica.

E’ un dovere morale della Amministrazione Comunale, a nome della Città di Rimini, onorare, senza riserve, le migliaia di Italiani Martiri delle Foibe, per troppo tempo dimenticati.                

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